apr 07 2010

Attivare la modalità multi utente (MU) in WordPress 3.0 beta 1

Categoria: TecnologiaAndrea Grassi @ 17:31

La nuova versione 3.0 di WordPress includerà di default la modalità multi utente, utilizzabile finora solo con la versione specifica WordPressµ. Questo però non significa che l’attivazione della funzione sia semplice e lineare, almeno con la beta 1 di WordPress 3.0, con cui sto pasticciando un po’. Butto giù due appunti che magari possono essere utili a qualcuno.

Per attivare la modalità multi utente, infatti, occorre modificare in più riprese sia il file wp-config.php, sia il file .htaccess. Ecco come fare.

Innanzi tutto, in fase di installazione di WordPress bisogna aggiungere in fondo al file wp-config.php questa riga:

define ('WP_ALLOW_MULTISITE', true);

Questo attiverà nel menu Tools della Dashboard il comando Network, da cui si può attivare l’opzione. Una volta premuto il pulsante per attivare il Network, la pagina fornisce istruzioni per modificare nuovamente il file wp-config.php e, questa volta, anche .htaccess. Peccato però che la pagina ometta un particolare: le linee da aggiungere a wp-config non possono essere inserite in qualsiasi punto (o in coda al file, come sembrano suggerire le istruzioni). Per funzionare, devono essere inserite prima delle righe:

/** Sets up WordPress vars and included files. */
require_once(ABSPATH . 'wp-settings.php');

In caso contrario, si otterranno in tutte le pagine di amministrazione del Super Admin (l’amministratore del network), degli errori tipo questo:

Fatal error: Call to undefined function get_dirsize() in
\localhost\wordpress3_beta1\wp-admin\includes\ms.php   on line 458

AGGIUNTA: altri due aspetti che possono dare problemi alla modalità multi utente sono il dominio del sito e la directory di installazione di WordPress. WordPress dovrebbe essere installato nella root di un dominio di primo livello, che funzioni anche senza www. Sono quindi da evitare percorsi di installazione tipo:

http://wordpress.grand.it
http://www.grand.it/wordpress

La soluzione migliore è che l’installazione principale risponda a un indirizzo tipo http://grand.it, e senza ridirigere su http://www.grand.it


dic 11 2009

Google penalizza gli aggregatori. Degli altri

Categoria: giornalismoAndrea Grassi @ 02:19
Google penalizza gli aggregatori, ma piazza i risultati del suo aggregatore, Google News, in cima alla SERP

Google penalizza gli aggregatori, ma piazza i risultati del suo aggregatore, Google News, in cima alla SERP

La gran cagnara che gli editori stanno facendo attorno a Google News, è del tutto infondata. C’è però un punto su cui vale la pena di riflettere, ed è questo: se è vero che Google penalizza gli aggregatori di notizie, rimuovendo i contenuti duplicati dai risultati o facendoli scendere nella SERP, perché piazza i risultati del suo aggregatore di notizie, Google News, in cima ai risultati in prima pagina.

Questa pratica stroncherebbe sul nascere un qualsiasi potenziale concorrente di Google News. Abuso di posizione dominante anyone?

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ott 14 2009

Google mi sta facendo sentire meno fortunato (o Delle ricerche real-time)

Categoria: TecnologiaAndrea Grassi @ 01:22

È piuttosto evidente che Google sta dando sempre più rilevanza alle ultime notizie, discussioni recenti e i cosiddetti risultati da “real-time web” nei risultati delle ricerche.

Ultimamente, nei risultati delle mie ricerche su non trovo nei primissimi posti il sito che davvero stavo cercando, ma qualche sito di news, blog o aggregatore che lo citano (spesso senza linkarlo).

Oggi se cerchi un nuovo smartphone, trovi Engadget, Gizmodo e Tecnocino invece del suo produttore; cerca un software e trovi 10 servizi di download (sì, ok, spesso anche il CHIP Download che seguo io…) invece della software house che lo sviluppa.

Per carità, spesso avere le informazioni più fresche è davvero utile, e molte persone sono senz’altro soddisfatte di quei risultati. A me però la cosa sta cominciando a seccare. Per dirne una, mi è diventato impossibile usare il celebre tasto “Mi sento fortunato” sui cui talvolta facevo clic per gratificare il mio ego (mi son sempre considerato “cintura nera di ricerca sul web”).

Insomma, per quanto riguarda me, Google sta sempre più svaccando la rilevanza dei suoi risultati per inseguire la ricerca real-time. Visto che stupidi non sono, credo che avranno i loro bei motivi per farlo. A pensar bene, verrebbe da dire che siti di news, blog eccetera devono avere un buon CTR nella pagina di ricerca e sono ben pieni di pubblicità Google; a voler pensar male, si può essere indotti a credere che Google usi questo metodo per “convincere” il produttore in questione ad acquistare AdWords per essere visibile nella prima schermata di risultati.

Non sarebbe male se Google separasse i due risultati: breaking news e conversazioni da un lato, e dall’altro il vecchio, lento e consolidato web tradizionale. Sono il solo a pensarla così?


set 15 2009

The Data Liberation Front lotta (dall’interno) per liberare i dati delle applicazioni Google

Categoria: TecnologiaAndrea Grassi @ 00:08
Il logo del Google Data Liberation Front

Il logo del Google Data Liberation Front

Il Data Liberation Front è un gruppo di lavoro interno a Google che si occupa di facilitare gli utenti nell’esportare i dati (e i metadati) che hanno caricato o creato nei prodotti Google: documenti in Google Apps, calendari, posta di Gmail, foto di picasa, connessioni di Orkut e ogni altro tipo di informazione.

Significativo lo strillo in home page:

Users own the data they store in any of Google’s products. Our team’s goal is to give users greater control by making it easier for them to move data in and out.

Chiunque può proporre servizi e dati specifici da “liberare”, e anche influire sulle priorità del gruppo, utilizzando lo strumento online Google Moderator. Visto il tipo di attività, ma soprattutto il logo, inizialmente ho pensato a una provocazione/bufala, ma è tutto vero. Fantascienza.

(via: Marco d’Itri)


lug 03 2009

Ora l’italia è più cattiva

Categoria: SocietàAndrea Grassi @ 23:11

Si gioca troppo con le parole, mentre i fatti corrono. Le razze non esistono, i razzisti sì. Questa legge prende a pretesto i matrimoni di convenienza per ostacolare fino alla persecuzione i matrimoni misti, ostacola maniacalmente l’unità delle famiglie, fissa per gli stranieri senza permesso di soggiorno una pena pecuniaria grottesca per la sua irrealtà — da 5 a 10 mila euro, e giù risate — e in capo al paradosso si affaccia, come sempre, il carcere. Carcere fino a tre anni per chi affitti una stanza a un irregolare: be’, dovremo vedere grandiose retate. Galera ripristinata — bazzecole, tre anni — a chi oltraggi un pubblico ufficiale: la più tipicamente fascista e arbitraria delle imputazioni. Quanto alle galere per chi non abbia commesso alcun reato, salvo metter piede sul suolo italiano, ora che si chiamano deliziosamente Centri di identificazione e di espulsione, ci si può restare sei mesi! Sei mesi, per aver messo piede.

Adriano Sofri su Repubblica.it.

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mag 26 2009

Repubblica e i link esterni: bravi per davvero

Categoria: giornalismoAndrea Grassi @ 13:30

Ok, nel post precedente ho sbracato un po’ pensando fosse una combinazione di eventi incredibile, e invece no. Repubblica.it ha cominciato a inserire nei propri articoli link esterni verso le fonti citate o pertinenti. Il cambiamento è così evidente che è senz’altro frutto di una decisione, presa probabilmente dopo intense discussioni, e merita un plauso.

Parafrasando il titolo (ma non il senso), di un recente articolo di Boing Boing sulla situazione di Wired USA, «Benvenuta Repubblica.it. Noi chiamiamo questa terra “Internet”».

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mag 20 2009

pwn3d! Repubblica linka Blogbabel che pubblicizza Libero e l’allegato “Berlusconi tale e quale”

Categoria: giornalismoAndrea Grassi @ 23:39
Da Repubblica a Blogbael, a Libero

Da Repubblica a Blogbael, a Libero 

1 — Repubblica ha un articolo in cui parla del grosso successo del gruppo su Facebook in cui si chiede al Premier di rispondere alle famose 10 domande sull’affaire Noemi Letizia.
2 — Nel pezzo, Repubblica linka la pagina di Blogbabel con le discussioni sull’argomento “10 domande”. (Repubblica! Linka! Miracolo!)
3 — La pagina di Blogbabel mostra un bell’annuncio illustrato di Adwords, ovviamente correlato all’argomento Berlusconi. L’annuncio pubblicizza la collana agiografica “Berlusconi tale e quale”¹ distribuita insieme al quotidiano Libero.

Sarà più FAIL² Repubblica che indirettamente promuove un quotidiano concorrente e avversario, o Libero che sta spendendo soldi con pubblicità “mirata e contestuale” che si rivolge però a un pubblico palesemente fuori target, perché rappresentato in massima parte dai lettori di Repubblica?

¹ (rel=nofollow)
² A proposito di “fail”, vogliamo parlare di questi? (No, non ho voglia di fare un altro motivator “doing it wrong”)

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mag 11 2009

Proofreading, you’re doing it wrong!

Categoria: PersonaleAndrea Grassi @ 19:20
Proofreading, you're doing it wrong!

Proofreading, you’re doing it wrong!

Visti al Conad di Andora (SV)

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apr 16 2009

Le foto false del Corriere: UGC, diritti degli utenti e condizioni d’uso

Categoria: giornalismoAndrea Grassi @ 20:31

Visto che curo un sito che si basa largamente su UGC (Contenuti Generati dagli Utenti), sto seguendo con molta attenzione quel che è successo alle foto inviate dai lettori al Corriere della Sera, e le reazioni a riguardo. Per chi si fosse perso la vicenda, all’indomani del terremoto a L’Aquila, il sito del Corriere della Sera ha invitato i lettori a mandare testimonianze, foto e video; un buontempone ha mandato una foto del terremoto del Sichuan prima, e una di quello in Turchia poi, e queste sono finite in home page. (il Dr Pruno ha conservato le schermate — Occhio: Rectoverso ultimamente è decisamente NSFW).

Le reazioni in rete (dal mio punto di osservazione) si sono divise tra “ben gli sta al Corriere. For teh Lulz!” e “una volta che l’editoria tradizionale si apre agli UGC viene subito assalita dai troll, e c’è pure chi li difende”. I principali commenti si sono raccolti in coda ai post di Pratellesi (direttore di Corriere.it), Mantellinirectoscopy. Ma perché, davvero, buggerare il Corriere (ma anche una testata qualsiasi) è percepito come cosa buona e giusta? Perché moltissime persone sono infastidite da qualsiasi apertura dei giornali alla rete? (i blog dei direttori non godono di molta fama in rete…)

Io credo che i siti dei quotidiani si sono fatti beccare troppe volte a pescare a piene mani dalla rete senza citare la fonte. Se lo fanno, indicano il nome dell’autore ma non mettono un link. Insomma, i più grossi siti del web sono altamente maleducati, in termini di netiquette. Inoltre, c’è una questione strettamente formale. Le condizioni d’uso con la policy sugli UGC e i diritti dell’autore sui materiali inviati non sono per niente semplici da trovare, e quando le si trova riservano solo brutte sorprese per l’utente.

Le condizioni d’uso di Corriere.it
Per trovare le condizioni d’uso e la gestione dei diritti sugli UGC bisogna andare su Registrati, scorrere  in basso il modulo di iscrizione per trovare la parte relativa agli UGC ingabbiata in una textbox alta solo 3 righe e che (su Firefox per Mac) è priva delle frecce di scorrimento. Incollando il testo in un editor per una più agevole lettura, si scopre che:

  • gli UGC citati sono solo di tre tipi: commenti agli articoli (“Di’la tua”), commenta nei blog e partecipa ai forum.
  • non si parla di foto, video, testi o altri contributi.
  • l’Utente “cede e trasferisce a RCS Quotidiani e RCS Digital, in via definitiva e a titolo gratuito, la titolarità di tutti i diritti di sfruttamento economico e commerciale relativi ai contenuti trasmessi, per l’Italia e per tutto il mondo”.

Di solito, i siti che pubblicano UGC si limitano a richiedere il diritto alla distribuzione non-esclusiva: se l’utente vuole, può riutilizzare (anche rivendere) i suoi contenuti anche altrove.

Patti poco chiari
Insomma, i diritti degli utenti che inviano contributi sono nascosti, non toccano l’oggetto della richiesta di quel lunedì mattina (mandate foto, video e testimonianze), e sono penalizzanti per l’utente. Capisco l’urgenza del momento, ma questa non è una policy accettabile se si vuole attivare dei Citizen Journalist. La gravità del gesto è stata poi accentuata dall’uso che il Corriere ha deciso di fare delle foto: non le ha messe in una gallery, chiaramente identificata come “contributi dei lettori”, ma le ha sparate in home page, come foto di apertura del servizio più importante del mese, senza indicare l’autore. Appropriandosi di fatto della foto, per quanto mi riguarda, il Corriere si fa carico di tutte le colpe di omesso controllo. Diverso sarebbe stato se la foto fosse stata presentata, con indicazione chiara dell’autore, in un contesto di contenuti generati dalla comunità dei lettori. E se poi una foto è proprio bella a vuoi usarla in home page, non sarebbe una bestemmia pensare a un compenso per l’autore (quanto costerebbe una foto d’agenzia in home page? O l’invio di un fotoreporter?).

PS: nelle condizioni d’uso di Corriere.it c’è anche — la perla dell’art. 4 punto e: sono vietati commenti aventi per contenuto “Messaggi  di propaganda politica, di partito o di fazione. Quindi non sono ammessi messaggi  che contengano idee o affermazioni chiaramente riferite ad ideologie politiche”. Insomma, puoi partecipare a patto che tu non esprima delle idee. Mica male…

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mar 24 2009

Forma e sostanza (aggiunta su Doctorow a Milano e annuncio della morte del CD)

Categoria: TecnologiaAndrea Grassi @ 00:59

Proseguo e chiudo con gli appunti presi alla conferenza di Cory Doctorow a Milano (mi sembrava ci fosse dell’altro, e invece no).

Nell’era della produzione industriale di media, arte e informazione, il metodo di distribuzione determina il formato, il contenitore, e quindi anche il contenuto. Le notizie non si vendono sfuse, come le liquirizie dell’oratorio, ma solo confezionate in quotidiano, o in TG e trasmissioni di approfondimento, comunque in tagli ben definiti (10, 20 o 40 minuti). Un bel documentario da 27 minuti, per dire, non può essere trasmesso, così come non si può vendere una singola poesia (è necessario fare una raccolta per giustificare un libro, per quanto piccolo).

Con la musica digtale siamo invece arrivati alla vendita dei  singoli brani, ma alla sua fonte l’industria sembra ragionare ancora in termini di album: tu puoi comprare solo la hit, ma l’artista firma un contratto per la produzione di un intero CD, comprese le 8 canzoni fuffa. Sembra, dicevo, perché Marinella Venegoni della Stampa (via EmmeBi) dice che Marco Masini ha firmato con Universal un contratto per “24 canzoni”, perché dal 2011 elimineranno il supporto fisico e non distribuiranno più CD.

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