ott 27 2008

Le classi separate e le proposte giuste con il fine sbagliato

Categoria: SocietàAndrea Grassi @ 21:31

Quando ho sentito parlare della proposta leghista sulle classi differenziate per ragazzi immigrati, anch’io ho fatto un salto sulla sedia. La parola che rimbalzava in mente era “Apartheid”, e l’immagine quella della Guardia Nazionale americana che scortava i ragazzi neri a scuola per garantire il loro diritto all’integrazione. Qualcosa però non mi tornava, e in fin dei conti le lamentele di alcuni genitori sulle difficoltà che si incontrano in una classe con molti bambini che non parlano italiano non mi parevano poi fuori dal mondo.

Poi ho letto l’illuminante post La scuola di Pippo e il suo corollario, A Yu, in cui Leonardo spiega da “dentro la scuola” come vengono composte le classi e di come (non) funzionano le classi con un’alta percentuale di immigrati. Da lì sono passato a leggere da Massimo come le classi americane con “English As A Second Language” in realtà siano uno strumento di integrazione. A quel punto mi son chiesto: che abbiano davvero ragione i leghisti? Possibile?

Forse, però poi mi sono ricordato anche di aver letto da Gilioli chi è Paola Goisis, firmataria della proposta, e mi sono ricordato una vecchia lezione: non puoi fidarti di chi dice cose giuste per i motivi sbagliati. 

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ott 15 2008

Upside Down Dogs: la risposta canina ai LOLcats

Categoria: Pescati in reteAndrea Grassi @ 23:40

logo Upside Down Dogs

Prendi un cane, lo metti sulla schiena. Lo fotografi in primo piano, e poi ruoti di 180° la foto sul pc. Cosa ottieni? Un Upside Down Dog!

(via: Akille)

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ott 10 2008

Typecasting: errori di tipografia nei film

Categoria: Pescati in reteAndrea Grassi @ 01:13

Prima di leggere questo post di EmmeBi non avevo idea di chi fosse Mark Simonson. So però di invidiare alla follia la sua cultura tipografica. Mark è un graphic designer decisamente bravo. Non “bravo” come quelli con 12.543 file nella cartella Font; “bravo” come quelli che i font li riconoscono a occhio e, soprattutto, se li disegnano. Ebbene, Mark si è inventato un hobby: il Typecasting. In pratica, va alla ricerca di incongruenze e anacronismi nell’utilizzo dei font in produzioni cinematografiche o televisive.

Per esempio, c’è questa pluripremiata serie americana, Mad Man, che parla dei pubblicitari rampanti degli anni Sessanta. Ebbene, il nostro si è messo a studiare i font di Mad Men scoprendo “intrusi” come Lucida Handwriting (1992) o Gill Sans (che è sì degli anni Trenta, ma è diventato popolare negli Usa solo nei Settanta). Che dire… Qualcuno direbbe che ci sono poche ragazze da quelle parti… Io mi levo il cappello.

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ott 09 2008

Nel dubbio, non cliccare

Categoria: TecnologiaAndrea Grassi @ 22:20

Le pubblicità testuali AdSense di Google sono pagate “un tanto al clic”. Per questo motivo, è fatto assoluto divieto a chi gestisce un sito di cliccare sulle sue pubblicità. La pena è la cessazione immediata, e praticamente senza appello, della visualizzazione di pubblicità sul sito.

La cosa ha alcune conseguenze nefaste. La prima, è che di tanto in tanto capita che un clic vada nel punto sbagliato (anche perché non è necessario colpire le parole, ma basta fare clic nell’intera area dell’annuncio), e che quindi vengano sospesi account di persone in assoluta buona fede.

La seconda è che all’autore del sito è impedito di andare a verificare chi è il suo inserzionista (cosa di non poco conto, visto che a volte gli annunci sono molto sibillini e viene la voglia di verificare se il proprio sito non sia per caso veicolo per una truffa…).

La terza conseguenza è negativa per Google: con la costante tensione del “non devo clicare sugli AdSense dei siti che gestisco…”, ho smesso quasi del tutto di cliccare anche sugli annunci degli altri.

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ott 07 2008

The Big Picture: splendide foto in una cornice rivoluzionaria

Categoria: giornalismoAndrea Grassi @ 21:55

The Big Picture, lo splendido blog fotografico del Boston GlobeLa sezione fotografica The Big Picture sul sito del quotidiano Boston Globe è una delle cose più affascinanti che mi sia capitato di vedere ultimamente su internet, sia per la forma rivoluzionaria, sia per il contenuto.

La forma editoriale è tanto semplice quanto efficace: un’unica pagina contiene qualche decina di foto grandi quasi quanto tutto lo schermo, ciascuna con una breve didascalia. Niente gallerie con immagini da cliccare in sequenza, spesso incastrate tra fastidiose pubblicità animate, come accade nei nostri quotidiani. L’editor Alan Taylor, che poi è in realtà uno sviluppatore del sito web del Globe che cura The Big Picture nei ritagli di tempo, ha di recente annunciato (quasi scusandosi), che avrebbe aggiunto in coda alla pagina un secondo banner pubblicitario.

Il contenuto delle foto poi è strepitoso: si tratta di una selezione delle più belle foto di cui il Boston Globe ha acquisito i diritti per l’uso sul sito, raccolte in un’unica pagina tematica invece che sparpagliate negli articoli corrispondenti. Le foto, così come le didascalie, provengono dalle più celebri agenzie (AP, Reuters, Getty Images…), da fonti di pubblico dominio come la NASA e da fotografi privati che hanno ceduto i diritti al Globe.

Dalla terra vista dall’alto al Gran Premio di Singapore, dalla ricorrenza del Ramadan alle diverse serie sulle scorse Olimpiadi (preparazione, cerimonia di apertura, scherma, paraolimpiadi), sono tutte immagini che mozzano il fiato. Da vedere, e da inserire nei propri feed RSS.

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ott 01 2008

Anticorpi contro il marketing virale?

Categoria: giornalismoAndrea Grassi @ 00:18

Anticorpi contro il marketing viraleQualche giorno fa, citando personcine poco simpatiche, dicevo che quando sento parlare di marketing virale, mi vien da metter mano alla pistola (che non ho, sia chiaro). Ora, come già detto nel caso delle cascate di Post-It di EepyBird, ci sono casi dai risultati eccellenti e dall’etica ineccepibile, perché è chiaro per tutti fin dall’inizio di che cosa si sta parlando (cioè di pubblicità). Continua a leggere “Anticorpi contro il marketing virale?”

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