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	<title>grandangolo &#187; Tecnologia</title>
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	<description>Il blog di Andrea Grassi</description>
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		<title>Attivare la modalità multi utente (MU) in WordPress 3.0 beta 1</title>
		<link>http://www.grand.it/2010/attivare-la-modalita-multi-utente-mu-in-wordpress-3-0-beta-1/</link>
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		<pubDate>Wed, 07 Apr 2010 16:31:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Grassi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>

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		<description><![CDATA[La nuova versione 3.0 di WordPress includerà di default la modalità multi utente, utilizzabile finora solo con la versione specifica WordPressµ. Questo però non significa che l’attivazione della funzione sia semplice e lineare, almeno con la beta 1 di WordPress 3.0, con cui sto pasticciando un po’. Butto giù due appunti che magari possono essere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La nuova versione 3.0 di WordPress includerà di default la modalità multi utente, utilizzabile finora solo con la versione specifica <a href="http://mu.wordpress.org/">WordPressµ</a>. Questo però non significa che l’attivazione della funzione sia semplice e lineare, almeno con la <a href="http://www.wordpress-it.it/2010/04/04/wordpress-3-0-beta-1/">beta 1 di WordPress 3.0</a>, con cui sto pasticciando un po’. Butto giù due appunti che magari possono essere utili a qualcuno.</p>
<p>Per attivare la modalità multi utente, infatti, occorre modificare in più riprese sia il file wp-config.php, sia il file .htaccess. Ecco come fare.</p>
<p>Innanzi tutto, in fase di installazione di WordPress bisogna aggiungere in fondo al file wp-config.php questa riga:</p>
<pre>define ('WP_ALLOW_MULTISITE', true);</pre>
<p>Questo attiverà nel menu <strong>Tools </strong>della <strong>Dashboard </strong>il comando <strong>Network</strong>, da cui si può attivare l’opzione. Una volta premuto il pulsante per attivare il Network, la pagina fornisce istruzioni per modificare nuovamente il file wp-config.php e, questa volta, anche .htaccess. Peccato però che la pagina ometta un particolare: le linee da aggiungere a wp-config non possono essere inserite in qualsiasi punto (o in coda al file, come sembrano suggerire le istruzioni). Per funzionare, devono essere inserite prima delle righe:</p>
<pre>/** Sets up WordPress vars and included files. */
require_once(ABSPATH . 'wp-settings.php');</pre>
<p>In caso contrario, si otterranno in tutte le pagine di amministrazione del Super Admin (l’amministratore del network), degli errori tipo questo:</p>
<pre>Fatal error: Call to undefined function get_dirsize() in
\localhost\wordpress3_beta1\wp-admin\includes\ms.php   on line 458</pre>
<p>AGGIUNTA: altri due aspetti che possono dare problemi alla modalità multi utente sono il dominio del sito e la directory di installazione di WordPress. WordPress dovrebbe essere installato nella root di un dominio di primo livello, che funzioni anche senza www. Sono quindi da evitare percorsi di installazione tipo:</p>
<pre>http://wordpress.grand.it

http://www.grand.it/wordpress</pre>
<p>La soluzione migliore è che l’installazione principale risponda a un indirizzo tipo http://grand.it, e senza ridirigere su http://www.grand.it</p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Google mi sta facendo sentire meno fortunato (o Delle ricerche real-time)</title>
		<link>http://www.grand.it/2009/google-mi-sta-facendo-sentire-meno-fortunato-o-delle-ricerche-real-time/</link>
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		<pubDate>Wed, 14 Oct 2009 00:22:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Grassi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>

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		<description><![CDATA[Google sta sempre più svaccando la rilevanza dei suoi risultati per inseguire la ricerca real-time. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>È piuttosto evidente che Google sta dando sempre più rilevanza alle ultime notizie, discussioni recenti e i cosiddetti risultati da “real-time web” nei risultati delle ricerche.</p>
<p>Ultimamente, nei risultati delle mie ricerche su non trovo nei primissimi posti il sito che davvero stavo cercando, ma qualche sito di news, blog o aggregatore che lo citano (spesso senza linkarlo).</p>
<p>Oggi se cerchi un nuovo smartphone, trovi Engadget, Gizmodo e Tecnocino invece del suo produttore; cerca un software e trovi 10 servizi di download (sì, ok, spesso anche il <a href="http://download.chip.eu/it/">CHIP Download</a> che seguo io…) invece della software house che lo sviluppa.</p>
<p>Per carità, spesso avere le informazioni più fresche è davvero utile, e molte persone sono senz’altro soddisfatte di quei risultati. A me però la cosa sta cominciando a seccare. Per dirne una, mi è diventato impossibile usare il celebre tasto “Mi sento fortunato” sui cui talvolta facevo clic per gratificare il mio ego (mi son sempre considerato “cintura nera di ricerca sul web”).</p>
<p>Insomma, per quanto riguarda me, Google sta sempre più svaccando la rilevanza dei suoi risultati per inseguire la ricerca real-time. Visto che stupidi non sono, credo che avranno i loro bei motivi per farlo. A pensar bene, verrebbe da dire che siti di news, blog eccetera devono avere un buon CTR nella pagina di ricerca e sono ben pieni di pubblicità Google; a voler pensar male, si può essere indotti a credere che Google usi questo metodo per “convincere” il produttore in questione ad acquistare AdWords per essere visibile nella prima schermata di risultati.</p>
<p>Non sarebbe male se Google separasse i due risultati: breaking news e conversazioni da un lato, e dall’altro il vecchio, lento e consolidato web tradizionale. Sono il solo a pensarla così?</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>The Data Liberation Front lotta (dall’interno) per liberare i dati delle applicazioni Google</title>
		<link>http://www.grand.it/2009/the-data-liberation-front-lotta-dallinterno-per-liberare-i-dati-delle-applicazioni-google/</link>
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		<pubDate>Mon, 14 Sep 2009 23:08:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Grassi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Data Liberation Front è un gruppo di lavoro interno a Google che si occupa di facilitare gli utenti nell’esportare i dati (e i metadati) che hanno caricato o creato nei prodotti Google: documenti in Google Apps, calendari, posta di Gmail, foto di picasa, connessioni di Orkut e ogni altro tipo di informazione. Significativo lo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_172" class="wp-caption aligncenter" style="width: 369px"><img class="size-full wp-image-172" title="Google-Data-Liberation-Font" src="http://www.grand.it/wp-content/uploads/2009/09/Google-Data-Liberation-Font.png" alt="Il logo del Google Data Liberation Front" width="359" height="110" /><p class="wp-caption-text">Il logo del Google Data Liberation Front</p></div>
<p>Il <a href="http://www.dataliberation.org/">Data Liberation Front</a> è un gruppo di lavoro interno a Google che si occupa di facilitare gli utenti nell’esportare i dati (e i metadati) che hanno caricato o creato nei prodotti Google: documenti in Google Apps, calendari, posta di Gmail, foto di picasa, connessioni di Orkut e ogni altro tipo di informazione.</p>
<p>Significativo lo strillo in home page:</p>
<blockquote><p>Users own the data they store in any of Google’s products. Our team’s goal is to give users greater control by making it easier for them to move data in and out.</p></blockquote>
<p>Chiunque può proporre servizi e dati specifici da “liberare”, e anche influire sulle priorità del gruppo, utilizzando lo strumento online <a href="http://moderator.appspot.com/#15/e=43649&amp;t=4364a">Google Moderator</a>. Visto il tipo di attività, ma soprattutto il logo, inizialmente ho pensato a una provocazione/bufala, ma è tutto vero. Fantascienza.</p>
<p>(via: <a href="http://blog.bofh.it/monourl/id_302">Marco d’Itri</a>)</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>Forma e sostanza (aggiunta su Doctorow a Milano e annuncio della morte del CD)</title>
		<link>http://www.grand.it/2009/forma-e-sostanza-aggiunta-su-doctorow-a-milano-e-annuncio-della-morte-del-cd/</link>
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		<pubDate>Mon, 23 Mar 2009 23:59:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Grassi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[Cory Doctorow]]></category>
		<category><![CDATA[EmmeBi]]></category>
		<category><![CDATA[Marco Masini]]></category>
		<category><![CDATA[media]]></category>
		<category><![CDATA[Meet the Media Guru]]></category>

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		<description><![CDATA[Proseguo e chiudo con gli appunti presi alla conferenza di Cory Doctorow a Milano (mi sembrava ci fosse dell’altro, e invece no). Nell’era della produzione industriale di media, arte e informazione, il metodo di distribuzione determina il formato, il contenitore, e quindi anche il contenuto. Le notizie non si vendono sfuse, come le liquirizie dell’oratorio, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Proseguo e chiudo con gli appunti presi alla conferenza di <a href="http://www.grand.it/2009/meet-the-media-guru-cory-doctorow-a-milano/">Cory Doctorow a Milano</a> (mi sembrava ci fosse dell’altro, e invece no).</em></p>
<p>Nell’era della produzione industriale di media, arte e informazione, il metodo di distribuzione determina il formato, il contenitore, e quindi anche il contenuto. Le notizie non si vendono sfuse, come le liquirizie dell’oratorio, ma solo confezionate in quotidiano, o in TG e trasmissioni di approfondimento, comunque in tagli ben definiti (10, 20 o 40 minuti). Un bel documentario da 27 minuti, per dire, non può essere trasmesso, così come non si può vendere una singola poesia (è necessario fare una raccolta per giustificare un libro, per quanto piccolo).</p>
<p>Con la musica digtale siamo invece arrivati alla vendita dei  singoli brani, ma alla sua fonte l’industria sembra ragionare ancora in termini di album: tu puoi comprare solo la hit, ma l’artista firma un contratto per la produzione di un intero CD, comprese le 8 canzoni fuffa. Sembra, dicevo, perché Marinella Venegoni della Stampa (via <a href="http://emmebi.blogspot.com/2009/03/il-disco-e-rotto.html">EmmeBi</a>) dice che Marco Masini ha firmato con Universal un contratto per “24 canzoni”, perché dal 2011 elimineranno il supporto fisico e non distribuiranno più CD.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Da J.P. Barlow a Gabriella Carlucci in soli 13 anni</title>
		<link>http://www.grand.it/2009/da-jp-barlow-a-gabriella-carlucci-in-soli-13-anni/</link>
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		<pubDate>Tue, 17 Feb 2009 13:14:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Grassi</dc:creator>
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		<category><![CDATA[diritto]]></category>
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		<description><![CDATA[13 anni fa, quando la politica ha cominciato ad accorgersi di Internet, in rete si leggeva molto la Dichiarazione di Indipendenza del Cyberspazio, di John Perry Barlow. Oggi, tocca invece leggere il Disegno di Legge che l’On. Gabriella Carlucci sta presentando alla camera, che all’art. 2 recita: E’ fatto divieto di effettuare o agevolare l’immissione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>13 anni fa, quando la politica ha cominciato ad accorgersi di Internet, in rete si leggeva molto la <a href="http://w2.eff.org/Censorship/Internet_censorship_bills/barlow_0296.declaration">Dichiarazione di Indipendenza del Cyberspazio</a>, di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/John_Perry_Barlow">John Perry Barlow</a>. Oggi, tocca invece leggere il <a href="http://www.senato.it/leg/16/BGT/Schede/Ddliter/33239.htm">Disegno di Legge che l’On. Gabriella Carlucci</a> sta presentando alla camera, che all’art. 2 recita:</p>
<blockquote>
<ol>
<li> E’ fatto divieto di effettuare o agevolare l’immissione nella rete di contenuti in qualsiasi forma (testuale, sonora, audiovisiva e informatica, ivi comprese le banche dati) in maniera anonima.</li>
<li> I soggetti che, anche in concorso con altri operatori non presenti sul territorio italiano, ovvero non identificati o indentificabilì, rendano possibili i comportamenti di cui al comma 1. sono da ritenersi responsabili — in solido con coloro che hanno effettuato le pubblicazioni anonime — di ogni e qualsiasi reato, danno o violazione amministrativa cagionati ai danni di terzi o dello Stato,</li>
<li> Per quanto riguardai reati dì diffamazione si applicano, senza alcuna eccezione, tutte le norme relative alla Stampa. Qualora insormontabili problemi tecnici rendano impossibile l’applicazione di determinate misure, in particolare relativamente al diritto di replica, il Comitato per la tutela della legalità nella rete Internet (di cui al successivo articolo 3 della presente legge) potrà essere incaricato dalla Magistratura competente di valutare caso per caso quali misure possano essere attuate per dare comunque attuazione a quanto previsto dalle norme vigenti.</li>
<li> In relazione alle violazioni concernenti norme a tutela del Diritto d’Autore, dei Diritti Connessi e dei Sistemi ad Accesso Condizionato si applicano, senza alcuna eccezione le norme previste dalla Legge 633/41 e successive modificazioni.</li>
</ol>
</blockquote>
<p>Quando mi sono scelto un lavoro in cui è determinante l’uso della lingua italiana non pensavo a quanto avesse ostacolato un mio eventuale espatrio.<br />
<em>Via <a href="http://www.mantellini.it/?p=6382">Mantellini</a>, <a href="http://blog.quintarelli.it/blog/2009/02/disegno-di-legge-carlucci-per-la-tutela-della-legalit%C3%A0-nella-rete-internet.html">Quinta</a></em></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Perché il sito dell’Acquario di Milano ha un video per sordomuti?</title>
		<link>http://www.grand.it/2009/perche-il-sito-dellacquario-di-milano-ha-un-video-per-sordomuti/</link>
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		<pubDate>Sun, 15 Feb 2009 23:46:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Grassi</dc:creator>
				<category><![CDATA[sproloqui e deliri]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[usabilità]]></category>
		<category><![CDATA[Video]]></category>
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		<description><![CDATA[Sono solo io a trovarlo strano, o c’è qualcosa di orrendamente sbagliato nel video che campeggia nell’home page dell’Acquario Civico di Milano? Nel video si vede una tizia che dice “qualcosa” nel linguaggio dei sordomuti. Perché usare un video per dire quello che puoi dire molto più efficacemente con del testo? Il video è rivolto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_105" class="wp-caption aligncenter" style="width: 350px"><img class="size-full wp-image-105" title="acquario" src="http://www.grand.it/wp-content/uploads/2009/02/acquario.jpg" alt="Un video per soli sordomuti nel sito dell'Acquario di Milano" width="340" height="230" /><p class="wp-caption-text">Un video per soli sordomuti nel sito dell’Acquario di Milano</p></div>
<p>Sono solo io a trovarlo strano, o c’è qualcosa di orrendamente sbagliato nel video che campeggia nell’home page dell’<a href="http://www.acquariocivicomilano.eu/cms/">Acquario Civico di Milano</a>? Nel video si vede una tizia che dice “qualcosa” nel linguaggio dei sordomuti.</p>
<ol>
<li>Perché usare un video per dire quello che puoi dire molto più efficacemente con del testo? Il video è rivolto a persone sorde, non cieche!</li>
<li>Il video non ha l’audio: perché riservarlo solo ai sordomuti (e solo a quelli che conoscono il linguaggio a gesti)?</li>
<li>E poi: perché il sito di un’istituzione pubblica usa un programma di codifica non registrato, che quindi lascia sovraimpresso il messaggio promozionale?</li>
</ol>
<p>.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Backup su Leopard con FileVault attivato</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Feb 2009 13:15:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Grassi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
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		<description><![CDATA[Tra le tante cose positive che l’upgrade a Leopard ha portato con sé, c’è anche un risvolto negativo: ha scombinato la mia strategia di backup della cartella home. Abbassate quelle mani, saputelli: non posso usare Time Machine, perché ho attivato FileVault (col cappero che mi porto in giro un portatile senza cifrare i dati che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_85" class="wp-caption alignleft" style="width: 266px"><img class="size-full wp-image-85" title="filevault" src="http://www.grand.it/wp-content/uploads/2009/02/filevault.png" alt="Leopard ha cambiato il formato in cui sono registrate le cartelle home protette con FileVault" width="256" height="256" /><p class="wp-caption-text">Leopard ha cambiato il formato in cui sono registrate le cartelle home protette con FileVault</p></div>
<p>Tra le tante cose positive che l’upgrade a Leopard ha portato con sé, c’è anche un risvolto negativo: ha scombinato la mia strategia di backup della cartella home. <strong>Abbassate quelle mani</strong>, saputelli: non posso usare Time Machine, perché ho attivato FileVault (col cappero che mi porto in giro un portatile senza cifrare i dati che ci sono sopra).<br />
Finora, per fare il backup effettuavo il login con un utente diverso e poi copiavo il file <code>/nomeutente/nomeutente.sparseimage</code> su un disco esterno. Per sicurezza, usavo il comando <code><a href="http://developer.apple.com/DOCUMENTATION/Darwin/Reference/ManPages/man1/ditto.1.html">ditto</a></code> da terminale, che con il modificatore <code>-rsrc</code> conserva le risorse Mac.</p>
<p>Ora, con il passaggio al formato <a href="http://db.tidbits.com/article/9673?print_version=1">.sparsebundle</a> della home protetta di FileVault, ditto e altri comandi di copia non funzionano più in questa situazione (non riescono a risolvere la posizione del file, che in realtà non è più un file ma una directory che si finge file). La soluzione momentanea è la più ovvia: fare la copia trascinando la cartella /users/nomeutente nel punto di destinazione, inserendo nome utente e password alla richiesta (la mia abitudine di usare ditto risale a prima che il finder permettesse l’autenticazione per effettuare operazioni non consentite all’utente corrente).</p>
<p>In futuro, però, per sfruttare al meglio la nuova struttura degli .sparsebundle, mi propongo di studiare finalmente a fondo <code><a href="http://developer.apple.com/DOCUMENTATION/Darwin/Reference/ManPages/man1/rsync.1.html">rsync</a></code> e di usarlo regolarmente per il backup (<strong>suggerimento:</strong> usare uno strumento complesso come rsync per il backup della propia vita senza averlo studiato a fondo <strong>non è </strong>una buona idea. Anche perché ci sono opinioni molto contrastanti, per esempio sull’opportunità di <a href="http://macosx.com/article/live-filevaultsparse-bundle-backups-in-leopard.html">usare rsync su una cartella FileVault attiva</a>).</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Se 1,4 Gigapixel vi sembran pochi…</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Jan 2009 21:31:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Grassi</dc:creator>
				<category><![CDATA[giornalismo]]></category>
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		<category><![CDATA[fotografia]]></category>
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		<description><![CDATA[How I Made a 1,474-Megapixel Photo During President Obama’s Inaugural Address &#124; I made a panoramic image showing the nearly two million people who watched President Obama’s inaugural address. To do so, I clamped a Gigapan Imager to the railing on the north media platform […] the final photo is made up of 220 Canon [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_66" class="wp-caption alignnone" style="width: 460px"><img class="size-full wp-image-66" title="foto-gigapixel-obama" src="http://www.grand.it/wp-content/uploads/2009/01/foto-gigapixel-obama.jpg" alt="La foto da 1,4 Gigapixel che il fotografo David Bergman ha scattato all'Inauguration Day." width="450" height="268" /><p class="wp-caption-text">La foto da 1,4 Gigapixel che il fotografo David Bergman ha scattato all’Inauguration Day.</p></div>
<blockquote><p><a href="http://davidbergman.net/Obama.html">How I Made a 1,474-Megapixel Photo During President Obama’s Inaugural Address | </a><br />
I made a panoramic image showing the nearly two million people who watched President Obama’s inaugural address. To do so, I clamped a Gigapan Imager to the railing on the north media platform […] the final photo is made up of 220 Canon G10 images and the file is 59,783 X 24,658 pixels or 1,474 megapixels</p></blockquote>
<p>Il fotografo David Bergman ha montato 220 scatti della <a href="http://www.whitehouse.gov/blog/inaugural-address/">cerimonia di inugurazione </a>della presidenza Obama per realizzare un’immagine da 1,47 Gigapixel. Non contento, l’ha inserita in un browser flash che permette di fare panoramiche e zoomate come neanche <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Chloe_O%27Brian">Chloe O’Brian</a> in <a href="http://www.fox.com/24/">24</a>. La prova fotografica non mente: il  terzultimo in fondo da sinistra si sta scaccolando.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Aggiornato a WordPress 2.7</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Jan 2009 12:50:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Grassi</dc:creator>
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		<category><![CDATA[blogging]]></category>
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		<description><![CDATA[E anche l’aggiornamento a WP 2.7 è andato. Per la cronaca (e a futura memoria), l’ho effettuato utilizzando il WordPress Update Plugin. Siccome lavora solo con i file ufficiali in inglese, già temevo di dover penare un po’ a spostare i file di localizzazione nella posizione giusta. Invece, al primo login, mi ha proposto di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E anche l’aggiornamento a WP 2.7 è andato. Per la cronaca (e a futura memoria), l’ho effettuato utilizzando il WordPress Update Plugin. Siccome lavora solo con i file ufficiali in inglese, già temevo di dover penare un po’ a spostare i file di localizzazione nella posizione giusta. Invece, al primo login, mi ha proposto di effettuare un aggiornamento a wordpress-it, nella stessa versione 2.7. Bella cosa.</p>
<p>Ora sto invece un po’ smadonnando con i temi, che sembrano avere qualche problema… Poi, giuro, la smetto con le comunicazioni di servizio.</p>
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		<title>Nel dubbio, non cliccare</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Oct 2008 20:20:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Grassi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
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		<description><![CDATA[Le pubblicità testuali AdSense di Google sono pagate “un tanto al clic”. Per questo motivo, è fatto assoluto divieto a chi gestisce un sito di cliccare sulle sue pubblicità. La pena è la cessazione immediata, e praticamente senza appello, della visualizzazione di pubblicità sul sito. La cosa ha alcune conseguenze nefaste. La prima, è che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le pubblicità testuali AdSense di Google sono pagate “un tanto al clic”. Per questo motivo, è fatto assoluto divieto a chi gestisce un sito di cliccare sulle sue pubblicità. La pena è la cessazione immediata, e praticamente senza appello, della visualizzazione di pubblicità sul sito.</p>
<p>La cosa ha alcune conseguenze nefaste. La prima, è che di  tanto in tanto capita che un clic vada nel punto sbagliato (anche perché non è necessario colpire le parole, ma basta fare clic nell’intera area dell’annuncio), e che quindi vengano sospesi account di persone in assoluta buona fede.</p>
<p>La seconda è che all’autore del sito è impedito di andare a verificare chi è il suo inserzionista (cosa di non poco conto, visto che a volte gli annunci sono molto sibillini e viene la voglia di verificare se il proprio sito non sia per caso veicolo per una truffa…).</p>
<p>La terza conseguenza è negativa per Google: con la costante tensione del “non devo clicare sugli AdSense dei siti che gestisco…”, ho smesso quasi del tutto di cliccare anche sugli annunci degli altri.</p>
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