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	<title>grandangolo &#187; diritti</title>
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	<description>Il blog di Andrea Grassi</description>
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		<title>Le classi separate e le proposte giuste con il fine sbagliato</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Oct 2008 19:31:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Grassi</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Quando ho sentito parlare della proposta leghista sulle classi differenziate per ragazzi immigrati, anch’io ho fatto un salto sulla sedia. La parola che rimbalzava in mente era “<strong>Apartheid</strong>”, e l’immagine quella della <strong>Guardia Nazionale</strong> americana che scortava i ragazzi neri a scuola per garantire il loro diritto all’integrazione. Qualcosa però non mi tornava, e in fin dei conti le lamentele di alcuni genitori sulle difficoltà che si incontrano in una classe con molti bambini che non parlano italiano non mi parevano poi fuori dal mondo.</p>
<p>Poi ho letto l’illuminante post <a href="http://leonardo.blogspot.com/2008/10/come-diventare-leghisti-1.html">La scuola di Pippo</a> e il suo corollario, <a href="http://leonardo.blogspot.com/2008/10/yu.html">A Yu</a>, in cui Leonardo spiega da “dentro la scuola” come vengono composte le classi e di come (non) funzionano le classi con un’alta percentuale di immigrati. Da lì sono passato a leggere da <a href="http://www.dotcoma.it/2008/10/17/uolter_fachoff.html">Massimo</a> come le classi americane con “<strong>English As A Second Language</strong>” in realtà siano uno strumento di integrazione. A quel punto mi son chiesto: che abbiano davvero ragione i leghisti? Possibile?</p>
<p>Forse, però poi mi sono ricordato anche di aver letto da Gilioli <a href="http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/2008/10/17/quella-che-vuol-bene-ai-bimbi-extracomunitari/">chi è Paola Goisis</a>, firmataria della proposta, e mi sono ricordato una vecchia lezione: <strong>non puoi fidarti di chi dice cose giuste per i motivi sbagliati. </strong></p>
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