feb 09 2009

Backup su Leopard con FileVault attivato

Categoria: TecnologiaAndrea Grassi @ 14:15
Leopard ha cambiato il formato in cui sono registrate le cartelle home protette con FileVault

Leopard ha cambiato il formato in cui sono registrate le cartelle home protette con FileVault

Tra le tante cose positive che l’upgrade a Leopard ha portato con sé, c’è anche un risvolto negativo: ha scombinato la mia strategia di backup della cartella home. Abbassate quelle mani, saputelli: non posso usare Time Machine, perché ho attivato FileVault (col cappero che mi porto in giro un portatile senza cifrare i dati che ci sono sopra).
Finora, per fare il backup effettuavo il login con un utente diverso e poi copiavo il file /nomeutente/nomeutente.sparseimage su un disco esterno. Per sicurezza, usavo il comando ditto da terminale, che con il modificatore -rsrc conserva le risorse Mac.

Ora, con il passaggio al formato .sparsebundle della home protetta di FileVault, ditto e altri comandi di copia non funzionano più in questa situazione (non riescono a risolvere la posizione del file, che in realtà non è più un file ma una directory che si finge file). La soluzione momentanea è la più ovvia: fare la copia trascinando la cartella /users/nomeutente nel punto di destinazione, inserendo nome utente e password alla richiesta (la mia abitudine di usare ditto risale a prima che il finder permettesse l’autenticazione per effettuare operazioni non consentite all’utente corrente).

In futuro, però, per sfruttare al meglio la nuova struttura degli .sparsebundle, mi propongo di studiare finalmente a fondo rsync e di usarlo regolarmente per il backup (suggerimento: usare uno strumento complesso come rsync per il backup della propia vita senza averlo studiato a fondo non è una buona idea. Anche perché ci sono opinioni molto contrastanti, per esempio sull’opportunità di usare rsync su una cartella FileVault attiva).

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nov 03 2008

Ciao ClaZ

Categoria: PersonaleAndrea Grassi @ 00:55

Claudio Zamagni aveva due manone robuste, ma quando operava con cacciavite e saldatore, erano ali di farfalla. A me ha sostituito l’hard disk dell’iBook 600, durante una delle sessioni del sabato mattina in Mac@work. Ufficialmente non si poteva, e per aprirlo senza distruggerlo era necessario sapere esattamente dove si trovassero le linguette da far saltare con un cacciavitino (piano, mi raccomando…). Non ho avuto un attimo di paura, neanche quando i crack si son fatti più forti… Claudio faceva questo e altro, perché era Zamagnik, mago dell’hardware. Più bello che vederlo smontare e rimontare un portatile, era leggere qualche messaggio dei suoi, nei quali in due righe metteva fine a thread interminabili e apparentemente inconcludenti.

Claudio se ne è andato sabato. Mi mancherai Claudio, avrei voluto conoscerti meglio e non perderti di vista.

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